L’arte di andare d’accordo al lavoro: perché le relazioni contano
Andare d’accordo con le persone non è sempre facile, soprattutto quando si trascorrono otto ore al giorno accanto a colleghi che non abbiamo scelto, ognuno con la propria personalità e il proprio modo di attraversare quello che a volte è un inferno di carte e scadenze.
Eppure, le relazioni sul posto di lavoro continuano a essere sottovalutate e questo ha un impatto diretto sulla produttività. Ebbene sì, per lavorare bene con qualcuno serve molto più che riuscire a tollerarsi e questa considerazione non è frutto di una banale considerazione di buon senso, ma di uno studio.

Cosa rivela davvero la ricerca di Gallup
Una ricerca di Gallup ha infatti analizzato il ruolo delle relazioni personali sul lavoro, concentrandosi su una domanda apparentemente semplice: che cosa significa davvero avere un “migliore amico” tra i propri colleghi? Mettendo in relazione queste dinamiche con il modello CliftonStrengths, che identifica talenti e punti di forza individuali, lo studio cerca di capire perché alcuni rapporti professionali riescano a diventare significativi, mentre altri rimangano esclusivamente legati al lavoro.
I numeri sono senz’altro degni di approfondimento e analisi. I dipendenti che dichiarano di avere un migliore amico sul lavoro, ad esempio, hanno una probabilità sette volte maggiore di sentirsi coinvolti nel loro lavoro. Una precedente meta-analisi di Gallup, che ha preso in esame oltre 180.000 team, ha inoltre rilevato una correlazione tra una maggiore presenza di questo tipo di relazioni e una migliore qualità delle mansioni svolte, oltre che un minor numero di problemi nel contesto professionale.

Fiducia, connessioni e il confine tra lavoro e vita privata
Dalla ricerca di Gallup emerge inoltre che le amicizie sul posto di lavoro possono assumere forme diverse, ma al centro di queste dinamiche c’è sempre la fiducia tra colleghi, che permette alle persone di contare l’una sull’altra e di parlare apertamente senza temere che un’aperta schiettezza o un disaccordo possano compromettere il rapporto.
Per alcune persone, una relazione di questo tipo finisce per estendersi anche alla vita privata, per altre, invece, anche un ottimo rapporto può rimanere all’interno della dimensione professionale ed entrambi gli approcci sono perfettamente legittimi. La stessa ricerca sottolinea, infatti, quanto sia importante rispettare anche lo spazio personale, anche perché non tutti desiderano stringere delle vere e proprie amicizie in ambito professionale (circa una persona su dieci preferisce mantenere separati vita privata e professionale).
Eppure, all’interno di questo gruppo, il 45% dichiara sorprendentemente che vorrebbe comunque avere un migliore amico sul lavoro. Un dato interessante, che suggerisce quanto il desiderio di creare una connessione autentica possa essere più forte di quanto le persone siano inizialmente disposte ad ammettere.

Avere interazioni aperte senza temere conseguenze
Fidarsi di un collega significa poter chiedere aiuto senza temere che venga rinfacciato in futuro e poter esprimere un'opinione diversa senza che ogni disaccordo si trasformi in un conflitto aperto. Significa, in sostanza, sentirsi abbastanza a proprio agio da poter esplorare nuove possibilità e parlare con sincerità senza temere sgradevoli conseguenze.
E no, questo non significa dover diventare migliori amici di tutti i colleghi, né pensare che una cena aziendale o un’attività di team building possano trasformare per magia un gruppo di professionisti in una grande “famiglia”. E, francamente, non dovrebbe essere questo l’obiettivo, né si dovrebbe usare questo termine.

Significa semplicemente poter favorire una connessione autentica tra colleghi, lasciandole lo spazio necessario per svilupparsi, senza cercare di imporla dall’alto.
Dove le aziende possono fare davvero la differenza
Quello che un’azienda può fare, quindi, è creare le condizioni perché queste relazioni abbiano la possibilità di nascere spontaneamente ed è proprio qui che il team building può dimostrare il suo valore, come occasione per innescare esattamente la dinamica sociale virtuosa di cui parliamo.
Parlando con innumerevoli clienti e osservando come cambiano le dinamiche dei loro team dopo un’attività di team building, notiamo sempre come il valore aggiunto sta nello spazio che l’esperienza crea, che si tratti di una caccia al tesoro, di un corso di cucina o di una cena con delitto, per chi cerca un'atmosfera diversa.
Quando quello spazio viene utilizzato bene, qualcosa cambia: i colleghi iniziano a conoscersi in un modo diverso e può nascere quella fiducia che rende più naturale confrontarsi e lavorare insieme. E chiedere aiuto in caso di difficoltà, perché no? Stando ai dati di Gallup, tutto questo si tradurrà anche in prestazioni complessivamente migliori e addolcirà quei lunedì mattina trascorsi a chiedersi perché si sia costretti a penare in una stanza piena di estranei che ci guardano con la stessa frustrazione nello sguardo.