Employee engagement: perché la cultura viene prima del team building
Quando le aziende chiedono di organizzare un’attività di team building con l’obiettivo di “aumentare l’engagement”, a volte pensano che il coinvolgimento dei dipendenti funzioni come un interruttore: è spento, lo si riaccende durante una giornata fuori ufficio e il problema è risolto.
Nella realtà, le cose sono un po’ più complesse. Secondo Gallup, nel 2025 l’employee engagement globale è sceso al 20%, per il secondo anno consecutivo e non perché le aziende abbiano smesso di organizzare eventi di team building, ma perché il livello di coinvolgimento dipende da dinamiche che vanno affrontate con maggiore competenza e impegno.

Cosa raccontano davvero i numeri
Solo il 20% dei lavoratori a livello globale si sente realmente coinvolto nel proprio lavoro, mentre circa il 15-16% risulta attivamente disimpegnato. La maggioranza, circa il 64%, si colloca nel mezzo: è presente, svolge i compiti assegnati, ma senza sentirsi particolarmente vincolata. In Europa l’engagement si attesta intorno al 12-13%, il livello più basso tra le principali aree geografiche, mentre Stati Uniti e Canada arrivano al 31%. Un dato che illustra quanto la cultura aziendale e i modelli organizzativi possano influenzare concretamente il modo in cui le persone vivono il proprio lavoro e quanto l’engagement sia il risultato di fattori strutturali, più che di iniziative isolate.
Anche l’impatto economico è rilevante. Secondo le stime, il basso livello di engagement costa all’economia globale circa 10.000 miliardi di dollari ogni anno, pari a circa il 9% del PIL mondiale. Ogni punto percentuale perso nel coinvolgimento corrisponderebbe, su scala globale, a circa 21 milioni di lavoratori coinvolti in meno. Trasferito all’interno di una singola azienda, il dato assume naturalmente un peso ancora più concreto.
Il ruolo decisivo dei manager
L’engagement dei manager è sceso dal 30% del 2023 al 27% del 2024, con i cali più marcati tra le manager donne e tra i responsabili under 35. Nel frattempo, il coinvolgimento dei singoli collaboratori è rimasto relativamente stabile, intorno al 18%.

L’effetto, poi, tende a propagarsi più in generale all’interno dell’azienda, anche perché un manager poco coinvolto, sotto pressione o privo di adeguato supporto potrà trasmettere quella stessa vulnerabilità al suo team.
Tra gli strumenti più concreti per migliorare la situazione, c’è il riconoscimento del lavoro svolto. Le aziende che adottano solide pratiche in questo senso, infatti, registrano fino al 21% di redditività in più.

La domanda sulla cultura che spesso viene evitata
È proprio qui che il team building rischia di essere frainteso. Nessuna attività outdoor, cooking class o escape room può creare da zero una cultura aziendale che non esiste. Il team building non costruisce una cultura aziendale partendo dal nulla, ma è utilissimo come strumento “diagnostico”, perché può riflettere quella già presente e rendere più evidenti tanto i suoi punti di forza quanto gli eventuali problemi. E intervenire per potenziare i primi e risolvere i secondi.
Noi di Team Building Milano lavoriamo ogni anno con moltissimi clienti e il modello che osserviamo tende a ripetersi: le aziende che ottengono un valore reale dalle attività di team building sono generalmente quelle che hanno già investito nella propria cultura. Quando fiducia, comunicazione e inclusione fanno parte della vita aziendale, infatti, le esperienze condivise riescono a lasciare un segno più concreto. E da lì si può continuare a costruire.

Un retreat durante il quale un manager ascolta davvero ciò di cui il proprio team ha bisogno può diventare un momento chiave, così come un workshop sulla collaborazione può consolidare un gruppo che dispone già di un primo livello di fiducia. Anche una cena organizzata per celebrare un risultato assume un significato diverso in un ambiente in cui i traguardi delle persone vengono riconosciuti con regolarità.
Perché l’engagement va oltre le statistiche
I dipendenti coinvolti tendono a rimanere più a lungo in azienda, a ottenere performance migliori, a contribuire alla redditività e a relazionarsi in modo diverso con i clienti. Le aziende caratterizzate da un forte livello di engagement registrano inoltre minori livelli di burnout e costi di turnover più contenuti. Ma c’è anche una dimensione che sfugge ai calcoli, ma è ancora più importante: le persone trascorrono una parte significativa della propria vita al lavoro e sentirsi valorizzate in quell’ambiente incide direttamente sul loro benessere.

Per un’azienda che vuole migliorare davvero il proprio engagement, quindi, il punto di partenza dovrebbe essere una valutazione onesta della cultura esistente. Cosa funziona bene? Dove emergono le maggiori difficoltà? Di quali strumenti hanno realmente bisogno i manager per svolgere il proprio ruolo? E, soprattutto, cosa si aspettano i dipendenti?
Solo dopo aver affrontato queste domande il team building può diventare una risorsa preziosa, rafforzando questo percorso senza mai sostituirlo.