Team building inclusivo e incentrato sulla dimensione umana

Le attività di team building sono sempre più ricalibrate sulla base di nuovi criteri, tra cui la necessità di garantire una maggiore incisività e sicurezza psicologica percepita.

Secondo Harvard Business Review, proprio questa sensazione di trovarsi in un “safe space” è fondamentale ai fini dell’ottimizzazione delle performance e dell’innovazione, poiché consente ai dipendenti di assumere rischi moderati ed esprimere opinioni e punti di vista senza timore di ripercussioni. Per questo, sempre più spesso, i referenti HR e gli event planner in generale vedono nelle nuove forme di team building non solo uno strumento per rafforzare la collaborazione interna, ma anche un modo per far sì che la partecipazione sia percepita come realmente sicura.

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Cosa significa sicurezza psicologica nella pratica del team building

Una pratica efficace è il check-in round, che prevede che, all’avvio di un’attività, ogni partecipante condivida brevemente informazioni personali, pensieri e priorità, con l’obiettivo di rompere il ghiaccio e migliorare l’allineamento rispetto agli altri. 

Anche la co-definizione a monte delle linee guida dell’attività favorisce l’inclusione: turni strutturati per gli interventi e regole di ascolto orientate alla comprensione, piuttosto che alla replica, apporteranno miglioramenti significativi non solo durante il team building, ma a tutti i livelli aziendali. Particolarmente consigliato è il cosiddetto metodo LARA (Listen, Affirm, Respond, Add information), che rafforza uno scambio rispettoso e aperto.

Cacce al tesoro ricalibrate

Le cacce al tesoro tradizionali tendono ad attivare partecipanti rapidi, determinati e a proprio agio in contesti competitivi. Nelle versioni ricalibrate si introducono canali multipli di partecipazione: attività fisiche integrate con interazioni digitali o misure di accessibilità che includono anche percorsi senza barriere, itinerari alternativi e competenze differenziate.

La pianificazione basata su diversi ruoli consente a tutti di partecipare, indipendentemente dalle diverse abilità dei partecipanti: chi ha minore confidenza con il movimento, ad esempio, potrà eccellere nella strategia o nella raccolta dati, mentre chi si trova più a suo agio nell’interazione diretta può contribuire alla gestione operativa, al coordinamento del gruppo o facilitare gli scambi tra i partecipanti.

Una pianificazione che tiene conto di esigenze diverse

L’accessibilità dipende spesso da adattamenti ambientali che garantiscano un'esperienza ugualmente godibile per persone esigenze diverse (ad esempio spazi privi di barriere, materiali in formati accessibili e possibilità di scegliere modalità di partecipazione attiva oppure osservativa), così come le giuste pause e la flessibilità dei tempi nello scheduling consentono differenti ritmi di partecipazione.

Da remoto, l’inclusione si estende alla gestione dei fusi orari e all'ottimizzazione di forme partecipazione asincrona.

Format centrati sulla connessione

La sicurezza psicologica cresce infine quando la collaborazione sostituisce la competizione come struttura primaria delle attività. In questa direzione, programmi inclusivi integrano format orientati alla diversità, in cui l’adattamento diviene parte della stessa pianificazione.

Quando questo accade sin dall’inizio, le barriere diminuiscono e la comunicazione si fa più trasparente, ma soprattutto si arriva a rendere sistemicii i due fattori cardine di questa intera trasformazione: inclusione e sicurezza psicologica dei dipendenti, nel team building e sul luogo di lavoro.

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